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Destinazione 5x1000 AIL

Negli ultimi anni la ricerca ha portato allo sviluppo di un farmaco rivoluzionario dal punto di vista biologico, il Venetoclax, capace di regolare il meccanismo che indica alla cellula tumorale se, e quando, morire. La Fondazione GIMEMA, anche grazie ai fondi del 5x1000 AIL, si è immediatamente adoperata per organizzare uno studio clinico che valuta l’utilizzo di questo farmaco in associazione a chemioterapia nella cura della Leucemia Acuta Mieloide. Abbiamo intervistato Giovanni Marconi, medico presso l’Istituto di Ematologia e Oncologia Medica "Lorenzo e Ariosto Seràgnoli” dell’Università di Bologna e coordinatore dello studio AML1718, il cui ideatore e sperimentatore principale è il Prof. Giovanni Martinelli dell’Istituto Scientifico Romagnolo Per Lo Studio E La Cura Dei Tumori (I.R.S.T.) di Meldola

Perché la Leucemia Acuta Mieloide rappresenta una ‘sfida’ per il mondo dell’ematologia?

Per questa patologia esistono terapie ottime ma che presentano diversi limiti, dovuti anche alla complessità genetica della malattia. Ad oggi una parte dei pazienti non ottiene una remissione completa con la prima linea di terapia standard e, anche dopo una prima risposta positiva, i malati hanno un discreto rischio di incorrere in recidive. È proprio per dare una risposta a questi casi più difficili che stiamo lavorando. Il mondo della ricerca in generale e il GIMEMA in particolare, stanno concentrando molti sforzi sullo studio della LAM con l’intento di individuare un approccio terapeutico più efficace in termini di risultati, di durata della risposta e che abbia anche minore impatto sulla qualità di vita dei pazienti.

La Fondazione GIMEMA ha avviato uno studio che prevede l’utilizzo di un farmaco intelligente, il Venetoclax, in combinazione con la chemioterapia per la LAM. Ci può spiegare come si è arrivati a questo approccio?

Il Venetoclax inibisce una proteina, bcl2, presente nella maggior parte delle cellule leucemiche e che è essenziale per la loro sopravvivenza. La proteina bcl2 puó proteggere le cellule della leucemia dall’effetto della chemioterapia, mantenendole vive e favorendo la resistenza alla chemioterapia e la persistenza di un residuo di malattia da cui originano le ricadute. Il Venetoclax nasce per combattere la Leucemia Linfatica Cronica, sia come agente singolo che in combinazione con gli anticorpi monoclonali, ma quasi contemporaneamente viene applicato anche nella terapia della LAM dell’anziano in combinazione con altre terapie, registrando ottimi risultati. Proprio in virtù di questi promettenti riscontri, abbiamo deciso di sperimentare il farmaco anche nella LAM del paziente giovane in combinazione con la chemioterapia.

Ci può parlare dei dati preliminari di questo studio?

I risultati preliminari sono stati presentati a giugno al congresso europeo di ematologia e parlano di una combinazione di farmaci molto sicura, che ha un buon profilo di tossicità nei malati su cui è stato testato. Prima di passare ad una sperimentazione su un grande numero di pazienti, infatti, abbiamo deciso di testare per oltre un anno la sicurezza dell’associazione Venetoclax e chemioterapia su un piccolo numero di pazienti. Questa prima fase è stata superata con grandissimo successo perché la combinazione di farmaci non ha causato tossicità superiori a quelle attese e tipiche della normale chemioterapia. I risultati di efficacia, invece, sono meno valutabili perché lo studio ha coinvolto fino ad ora un numero limitati di pazienti, anche se la maggior parte dei partecipanti allo studio ha ottenuto una remissione completa dopo la prima terapia, e questo è di ottimo auspicio. I prossimi step prevedono quindi il coinvolgimento di oltre 120 pazienti in 15 centri ematologici italiani sperando di confermare i risultati di efficacia fin qui ottenuti. Ovviamente per arrivare alla prescrizione fuori da studi clinici del farmaco in associazione con la chemioterapia ci vorranno tempo e ulteriori risultati, perché la medicina basata sull’evidenza necessita di notevoli sforzi e di enorme accuratezza per completare il suo percorso. Per questo è necessario continuare a sostenere la ricerca donando il 5x1000, per trovare cure sempre più efficaci e costruire il futuro dei pazienti ematologici.

Codice fiscale AIL 80102390582

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Nel 1993, grazie all’intuizione del Professor Franco Mandelli, AIL è diventata una delle prime realtà in Italia a portare le cure a casa dei pazienti. Grazie al lavoro di team composti da medici, infermieri e psicologici molte prestazioni erogate da ambulatori e Day Hospital vengono portate al domicilio del paziente, con una conseguente riduzione dello stress sia per il malato che per le strutture ospedaliere.

Oggi sono 42 le sezioni AIL che erogano questo servizio e che effettuano ogni anno 47.493 accessi a domicilio, di cui 35.602 destinati agli adulti e 11.891 destinati ai bambini. Le cure domiciliari (back link https://www.ail.it/chi-siamo/le-sezioni/cure-domiciliari) si sono poi rivelate particolarmente importanti durante la pandemia, al fine di ridurre al minimo gli accessi dei malati immuno-compromessi alle strutture sanitarie. Per questo il 40% delle sedi provinciali AIL che erogano il sevizio,lo hanno rafforzato durante tutte le fasi dell’emergenza Coronavirus.

Per raccontare meglio questa importante attività abbiamo intervistato il Dottor Antonino Mulé della Divisione di Ematologia ad indirizzo oncologico degli Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello. Da 15 anni il medico si occupa di assistenza a domicilio, anche grazie al supporto e alla collaborazione della sezione AIL di Palermo-Trapani (back linkhttp://www.ailpalermo.it/).

 

 

H4: Perché è importante continuare a supportare le cure domiciliari?

I nostri pazienti affrontano spesso delle battaglie molto lunghe e impegnative, sia fisicamente che psicologicamente. Poter seguire le terapie di supporto a casa propria, senza doversi spostare, migliora notevolmente la loro qualità di vita e riduce i fattori di stress.

Grazie ad un team composto da 8 infermieri e da due medici, i nostri pazienti evitano di passare una giornata in Day Hospital per una puntura sottocutanea o per una semplice trasfusione; i malati, anche giovani, sottoposti a regimi di chemioterapie intensiva, vedono ridursi  sensibilmente i tempi di ricovero e possono ricevere a casa il supporto di cui hanno bisogno; infine a domicilio diminuisce di molto il rischio di infezione ospedaliera, una delle complicanze più comuni per i malati oncoematologici.

Ma l’assistenza domiciliare, in cui ho creduto assieme all’AIL fin dai sui esordi,  produce notevoli vantaggi anche per il sistema sanitario nazionale. Negli anni abbiamo assistito ad un drastico taglio dei posti letto in corsia.  Spostare a domicilio le prestazioni non urgenti, ovvero ambulatoriali e di day hospital,  significa alleggerire le strutture sanitarie permettendo una gestione più efficiente e intelligente del malato.

H5: Le cure domiciliari hanno rivestito un ruolo importante durante la pandemia, è così?

Nella pandemia molte strutture ospedaliere hanno chiesto di ridurre il più possibile l’accesso dei malati per evitare di creare nuovi focolai infettivi. Questa limitazione vale soprattutto per i pazienti fragili o immuno-compressi. Per questo le cure domiciliari hanno continuato funzionare. Ovviamente abbiamo dovuto seguire regole diverse e molto precise in modo da garantire la massima sicurezza sia per il personale sanitario che per i pazienti e le loro famiglie.

In questo, il supporto di AIL Palermo Trapani è stato ancora una volta fondamentale, soprattutto per la fornitura gratuita di DPI, dispositivi di protezione personale. Tutti sappiamo che durante l’emergenza mascherine, schermi, camici e disinfettanti erano di difficile reperimento, ma grazie all’AIL abbiamo potuto affrontare questa difficoltà e continuare ad erogare il servizio.

H6: Qual è oggi l’obiettivo da raggiungere?

Innanzi tutto offrire questo servizio ad un numero sempre maggiore di pazienti, perché le cure domiciliari sono il futuro. Poi una professionalizzazione sempre maggiore delle risorse coinvolte.

AIL ,oltre al contributo economico, offre anche un supporto formativo fondamentale: negli anni l’associazione ha organizzato diversi corsi che si sono rivelati importanti momenti di crescita professionale per il personale sanitario. Ci sono state anche fornite delle linee guida che sono servite per sviluppare questo strumento sul territorio. Grazie alla destinazione del 5 per mille ad AIL, insieme possiamo proseguire su questa strada per fare sempre di più e sempre meglio per i nostri pazienti.

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