Prima o poi ritorna il sole

    24 anni, una laurea davanti e l'ostacolo della diagnosi che sembra insormontabile. Ma la lotta è meno dura con l'amore dei propri cari.

    Ciao, mi chiamo Marta e ho 24 anni. Due anni fa ero nel pieno dei miei sintomi, che stavo ovviamente ignorando. Ma alla fine chi dubiterebbe di una tosse? Ecco, forse io dovevo. Come dovevo prendere più sul serio i sintomi successivi. Tutto, però, è avvenuto durante l’ultima sessione degli esami all’università quindi per me la priorità in quel momento era una sola: finire gli esami per laurearmi. Così ho messo da parte anche la mia salute.

    Ho avuto la conferma che qualcosa non andava il 15 luglio 2024 quando da una tac si è vista una massa. Dopo la biopsia più traumatica della mia vita, ho ricevuto la diagnosi: Linfoma primitivo a grandi cellule B del mediastino. Sapevo cosa fosse un linfoma? assolutamente no. In quel momento senti di non avere più la terra sotto i piedi, ti senti in una bolla, e cosa fai? cerchi ovviamente su internet quello che sarà il tuo destino. Ho letto di tutto, tranne la terapia che poi alla fine ho effettivamente fatto, ovvero la R-CHOP.

    Nel mio caso dalla tac in poi è avvenuto tutto in fretta e in un attimo mi sono trovata il 12 settembre a iniziare la prima chemio. Mentirei se dicessi che mi sentivo pronta. Quel giorno non mi avevano detto che avrei iniziato le terapie, doveva essere solo una visita nella quale mi spiegavano tutto e invece mi hanno detto “beh, visto che sei qui ti va di fare già la prima?”. Chi direbbe di no?

    Avendo sempre avuto i capelli lunghi, vederli cadere è stato davvero un grande dolore. Provi cose nuove, come il freddo in testa stando in casa e la velocità con cui fai la doccia ma anche la terribile nostalgia di quei capelli lunghi che facevano parte di te e che in quel momento ti trovi a “sostituire” con una parrucca che non sarà mai lunga abbastanza.

    Poi arrivano gli effetti collaterali della chemio rossa, soprattutto la nausea. In quei mesi cercavo di ricordare com’era la vita senza quella sensazione terrificante e beh, non la ricordavo più. Quei mesi sono stati davvero difficili, non solo a livello fisico ma anche mentale. Guardando indietro penso di aver fatto davvero una scelta giusta a rivolgermi ad uno psicologo perché senza il giusto supporto non so come avrei affrontato la malattia e come starei tutt’ora.

    Mentre facevo le chemio sono riuscita a laurearmi ma, visto che dovevo comunque ricordarmi che non ero più la “Marta di prima”, il destino ha voluto che il giorno della proclamazione avessi anche la tac di controllo quindi niente brindisi fuori dall’università. Ho provato e provo ancora molta rabbia nei confronti di quel tumore perché mi ha tolto tanto, banalmente anche solo tutte quelle esperienze che avrei fatto se lui non ci fosse stato. Allo stesso tempo, però, mi ha insegnato tanto.

    Mi ha ricordato il valore e l’importanza di avere accanto persone che ti vogliono bene e che non ti lasciano sola; che non sempre c’è il sole ma che prima o poi torna. Quando ho avuto la diagnosi cercavo disperatamente persone “come me”, con la mia stessa diagnosi, perché non volevo sentirmi da sola. Per questo motivo oggi ho una pagina dove racconto in modo a volte anche ironico la mia storia; non per chissà quale motivo, ma solo per far sentire gli altri meno soli e forse capiti.

    Spesso, purtroppo, quando si parla di linfoma si viene percepiti come se si avesse un tumore di serie B: non abbastanza importante, non abbastanza pericoloso, non abbastanza chissà cosa. Nel mio percorso è capitato che anche un dottore (un ginecologo) mi dicesse una cosa simile. “Che tumore hai?”, “un linfoma”, “ah vabbè dai”. Come se fosse una passeggiata o un percorso meno difficile e pesante. Se ad oggi i linfomi sono più curabili, è solo grazie alla ricerca e alle persone che lavorano e dedicano la loro vita per salvare quella degli altri e io sarò sempre grata per questo.

    Ora sono in follow-up, con una paura tremenda di rivivere tutto ma con la consapevolezza che, se mai dovesse succedere, io avrei degli strumenti in più rispetto a due anni fa (la mia psicologa sarebbe fiera di questa frase).

    E casomai posso sempre piangere, perché è giusto e lecito anche concedersi di stare male.

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