Continuo, corro, vivo.
Ero un ragazzo di 35 anni normale, avevo i miei progetti, le mie abitudini, i miei sogni. La mia vita scorreva dentro una normalità che, in quel momento non sapevo fosse così preziosa.
Poi è arrivata lei e si é presentata per ben due volte, prima nel 2017 poi nel 2021, la leucemia cronica a cellule capellute, la seconda parte del nome è quasi buffa, ma le prime due parole fanno tremendamente paura e la normalità è finita. Da un giorno all'altro mi sono ritrovato dentro un mondo che non avevo scelto. Un mondo fatto di paure, attese, cure e domande a cui non riuscivo a dare una risposta.
Ho conosciuto la fragilità, quella vera, la rabbia di non poter controllare ciò che mi stava accadendo, la paura di perdere parti di me, l'impotenza di fronte a qualcosa che non si può semplicemente affrontare con la volontà. E poi ho conosciuto la forza, non quella di chi non cade mai, quella di chi cade, si rompe, ha paura e si sente sconfitto e un giorno, prova comunque a rialzarsi. Ho conosciuto l'amore delle persone che sono rimaste accanto a me, quelle che non hanno avuto bisogno di trovare le parole giuste, quelle che c'erano nei giorni difficili, quando esserci era tutto.
La prima volta che sono tornato a giocare a calcetto finite le cure, la ricordo ancora, dieci minuti, solo dieci minuti, per qualcuno niente, per me sembrava di essere al 120 minuto dei supplementari, il fiato era corto, le gambe pesanti, il corpo che sembrava ricordare ogni cosa, ma io ero lì, ero tornato, dopo tutto quello che avevo attraversato, ero di nuovo in campo.
Oggi, dopo anni, continuo a giocare, continuo a correre, e ogni volta che lo faccio, una parte di me torna a quel giorno in cui non sapevo se sarei mai riuscito a farlo di nuovo. Non lo faccio per dimenticare la malattia ma corro perché non voglio dimenticare chi sono stato. Corro per ricordare la paura, per ricordare la fatica, per ricordare tutte le volte in cui avrei potuto arrendermi e per ricordare tutte le persone che, quando io non riuscivo più a vedere la strada, hanno continuato a camminare accanto a me.
Oggi so che la vita può cambiare in un istante, so che puoi perdere le tue certezze, so che puoi sentirti fragile, so che puoi avere paura. Ma una cosa ho imparato, che non devi essere invincibile per continuare, devi solo trovare la forza di fare il passo successivo, uno, poi un altro e poi ancora uno, passo dopo passo. Perché la vita non mi ha chiesto il permesso prima di mettermi alla prova ma io ogni giorno le rispondo nello stesso modo: continuo, corro, vivo.
Storie di combattenti