In fondo al tunnel arriva la luce

    La leucemia linfoblastica acuta è arrivata nella mia vita a 19 anni, dopo mesi di febbre continua, sudori ogni notte, dolori lancinanti alla schiena e alla testa. Poi la chiamata del medico di base, la corsa in ospedale, e alla fine la certezza che qualcosa nel mio corpo non funzionava. È incredibile pensare a quanto dolore, paura e incertezza ci siano stati in questo percorso e a quanta forza sia stata necessaria per rialzarsi. Eppure, dopo tre anni da quei giorni, la biopsia mi dice che il sangue è pulito e io sono qui, attiva, viva, pronta a guardare avanti. Oggi sono quella luce alla fine del tunnel.

    La storia di Giulia

    A 19 anni avevo appena iniziato a vivere dopo aver perso mio padre, sportato via da un tumore ai polmoni. Ancora cercavo di respirare tra il lutto e la voglia di ricominciare. Poi, alla fine di novembre 2022, dopo un intervento “di routine”, tutto è cambiato: dolori allo sterno, mal di schiena lombare, un fastidio sopra l’osso sacro. La sensazione era simile al dover scrocchiare la schiena per far passare quel male fastidioso: magari un’infiammazione passeggera (l’intervento e i controlli nel post erano perfetti).

    A dicembre la febbre non mi lasciava tregua: ogni giorno oscillava tra 37 e 38 gradi. Tachipirina, antibiotici, niente. Il 24 dicembre finisco in pronto soccorso: “Virus gastrointestinale, febbre australiana”, mi dicono. “e che vigilia…” Sorrido. In quel corridoio, quel giorno, tutti avevamo più o meno le stesse sintomatologie; ma dentro sapevo che qualcosa non andava. Tutto precipita. Dormo sul divano perché il letto è diventato nemico. Sudo ogni notte, le gambe mi cedono, dolori lancinanti mi attraversano la testa. Il mio moroso inizia a dormire per terra, solo per starmi vicino. La resistenza alle cure era ormai evidente, dopo un mese dal mio ingresso al PS ripeto le analisi. Lo stesso giorno, trovo un po’ di forza per accompagnare mia mamma dal parrucchiere. Ero felice nel vederla sorridere, desiderosa di prendersi un momento per sé. Ma il sorriso stanco che portavo addosso pesava come un macigno.

    Arriva una telefonata dal medico di base. Preoccupato per la situazione, mi aveva prescritto degli esami più dettagliati. “Portatela subito in ospedale, o vengo io”. Torno a casa, piango. Le analisi mostrano anemia severa, fegato in difficoltà (pieno di liquido), un intero emocromo alterato. La realtà mi colpisce con forza. “non portatemi in ospedale…” e subito dopo piango, rendendomi conto di quanto fossi vulnerabile. Mi arrendo. Vado in ospedale. Le ore successive sono un tormento: sette ore su una sedia ad attendere coi dolori che mi mangiavano.

    Appoggiata da giorni in un reparto, attendevo solo la biopsia midollare. La diagnosi arriva come un fulmine: leucemia linfoblastica acuta. Oggi, tre anni dopo, mi preparo a ricevere l’esito dell’aspirato di controllo. Il mio sangue è “pulito”. “Pulito”. È incredibile pensare a quanto dolore, paura e incertezza ci siano stati in questo percorso, e a quanta forza sia necessaria per rialzarsi. Racconto la mia storia perché chiunque stia combattendo o chiunque abbia paura della malattia, sappia che non si è soli. Ci sono giorni durissimi ma c’è anche la speranza, la luce nei piccoli gesti, la resilienza che cresce ogni giorno. Io sono qui, attiva, viva, pronta a guardare avanti. E chi lotta oggi deve sapere: la leucemia può essere una battaglia ma la luce infondo al tunnel c’è, ed è quella che abbiamo dentro.

    Sono Giulia, ho 22 anni e sono paziente in remissione.