Ho ripreso in mano la mia vita
A 21 anni ero ero ufficiale di coperta a bordo di navi mercantili quando, in un caldo pomeriggio di metà maggio, caddi improvvisamente a terra, sfinita, senza forze. Dopo poco tempo sbarcai, ma i sintomi non passarono: continuarono la stanchezza estrema, qualche linea di febbre serale e una sudorazione notturna persistente. Di lì a poco arrivò la diagnosi: leucemia linfoblastica acuta. Iniziarono le terapie, un numero infinito di farmaci e spesso tutto sembrava impossibile. Sono passati sei anni e ricordo tutto di quel periodo: i medici, gli infermieri, la mia famiglia e un amico che oggi non c'è più ma che è stato la mia forza e la mia luce.
Ciao, sono Daniela.,
oggi ho 26 anni, ma ne avevo 21 quando, in un caldo pomeriggio di metà maggio del 2021, fui portata urgentemente al pronto soccorso per alcuni controlli più approfonditi, come mi disse mia madre. Ero nel pieno della mia giovinezza e della mia vita lavorativa: frequentavo un’accademia navale ed ero ufficiale di coperta a bordo di navi mercantili. All’improvviso mi ritrovai costretta a una “breve” pausa. Tutto iniziò mentre ero a bordo in Grecia. Durante la mia guardia caddi improvvisamente a terra, sfinita, senza forze, con dolori diffusi e qualche livido sparso sul corpo. Dopo poco tempo sbarcai, ma i sintomi non passarono: continuarono la stanchezza estrema, qualche linea di febbre serale e una sudorazione notturna persistente.
È vero, lavorare a bordo di una nave è impegnativo, ma era ormai una settimana che ero sbarcata. Avevo ripreso anche gli studi, che si alternavano agli imbarchi, eppure non riuscivo a riprendermi. Il mio medico di base mi prescrisse una serie di analisi che, probabilmente, non arrivarono mai a lui: fu direttamente l’ospedale a decidere di trasferirmi in una città più grande per ulteriori accertamenti. Scoprii solo quel giorno che avrei affrontato un aspirato midollare e una puntura lombare.
Dal 13 maggio iniziarono le mie cure contro la Leucemia Linfoblastica Acuta. Periodi di ricovero in ospedale, lunghe attese in ambulatorio per la chemioterapia e una quantità infinita di farmaci da assumere a casa. I momenti difficili furono tanti e spesso tutto sembrava impossibile. A sostenermi, però, c’era una frase pronunciata da una delle prime dottoresse che incontrai: “Adesso vedi tutto buio, ed è normale. Ma ricorda che in fondo al tunnel che stai attraversando c’è una luce: sei ancora troppo lontana per vederla, ma c’è.” Ah, i dottori, gli infermieri, gli OS! non smetterò mai di ringraziarli per il supporto e l’aiuto ricevuti, sia a livello professionale che psicologico. La mia famiglia che non mi ha mai lasciata sola e soprattutto un mio carissimo amico: purtroppo sconfitto dalle conseguenze della stessa nemica, ma con la forza di un uragano. È stato il mio faro in mezzo alla tempesta; se ce l’ho fatta, è stato anche grazie a lui.
Oggi, a distanza di quasi cinque anni, nel mio sangue non ci sono più “ospiti indesiderati”. Da tempo ho ripreso in mano la mia vita: ho portato a termine gli studi in accademia e, dal 2023, lavoro in ufficio nella stessa società di navigazione in cui ero all’inizio, con più grinta che mai. Condivido la mia storia per dare speranza e coraggio a chi oggi sta combattendo questa malattia. Abbiate sempre fiducia in chi vi assiste, nella ricerca e nella medicina: se noi sopravvissuti siamo qui, è grazie a tutto questo.
Daniela