Leucemia Acuta Mieloide: Venetoclax elimina l’impatto prognostico negativo delle mutazioni geniche “splicing factor”.

La Leucemia Acuta Mieloide (LAM) si accompagna a numerose mutazioni nei geni del DNA che causano una incontrollata proliferazione delle cellule immature in circolo. Un recente studio pubblicato su Blood ha indagato la relazione tra un gruppo di mutazioni e il venetoclax, un farmaco orale che interferisce con la proliferazione delle cellule leucemiche. Scopri i risultati dello studio.

Ricerca sulla LMA

La Leucemia Acuta Mieloide (LAM) si accompagna a numerose mutazioni nei geni del DNA che causano una incontrollata proliferazione delle cellule e un aumento delle cellule immature in circolo. Negli ultimi anni, moltissime nuove mutazioni sono state identificate grazie agli avanzamenti nel campo della biologia molecolare e del sequenziamento genico: ciò ha permesso di sviluppare nuovi farmaci target, mirati contro le mutazioni, e di capire il significato prognostico che queste mutazioni possono avere, rendendo le leucemie più o meno aggressive o più o meno responsive alle terapie.

Un recente studio pubblicato su Blood ha indagato la relazione tra un gruppo di mutazioni che compaiono in geni detti splicing factor (quali ad es. SRSF2, U2AF1 e SF3B1) e il venetoclax, un farmaco orale inibitore di BCL2, che interferisce con la proliferazione delle cellule leucemiche e che ha dimostrato di essere un’efficace arma nel combattere la LAM di pazienti non eleggibili alla chemioterapia intensiva. Secondo la nuova classificazione del 2022 dell’European Leukemia Net (ELN), la presenza di tali mutazioni è associata a forme di leucemie più aggressive.

Dati in attesa di ulteriori conferma, ma intanto…

Partendo da queste considerazioni, i ricercatori hanno analizzato un elevato numero di pazienti con LAM di nuova diagnosi (994 soggetti) trattati presso l’MD Anderson Cancer Center di Houston (Texas, USA), 266 dei quali (27%) presentava mutazioni negli SF, nella maggior parte di casi si trattava di pazienti più anziani rispetto agli altri e con un’età mediana di 72 anni.

I pazienti portatori delle mutazione nei geni dello SF se trattati con sola chemioterapia intensiva avevano una durata di sopravvivenza significativamente più breve rispetto a coloro che, portatori delle medesime mutazioni, venivano trattati con l’associazione chemioterapia intensiva più venetoclax. In altri termini, i ricercatori hanno osservato che l’aggiunta del venetoclax alla chemioterapia abrogava il valore “negativo” della mutazioni.

Se da un lato appare necessario condurre ulteriori studi che confermino la validità della stratificazione di rischio proposta dalle raccomandazioni ELN 2022, appare parimenti sempre più convincente l’efficacia della combinazione di venetoclax con terapie intensive o non intensive nel controbilanciare quei fattori biologici che nelle LAM rivestono un significato prognosticamente avverso.

Referenze bibliografiche
Blood 2023;142(19):1647-57
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37441846/