ASH 2025: terapie mirate e immunoterapia potrebbe cambiare l’approccio alla LLA Ph+
Una nuova combinazione di terapie mirate e immunoterapia potrebbe cambiare l’approccio alla LLA Ph+ negli adulti. I dati di uno studio coordinato dal gruppo GIMEMA, presentati al congresso dell'American Society of Hematology, suggeriscono che si possa ottenere un controllo di malattia migliore, riducendo il peso della chemioterapia. Cosa emerge dallo studio e cosa può significare per i pazienti?
Dal più importante congresso internazionale di ematologia, l’ASH (American Society of Hematology), arrivano notizie molto incoraggianti per le persone con leucemia linfoblastica acuta Philadelphia positiva (LLA Ph+).
Uno studio italiano coordinato dal gruppo GIMEMA ha dimostrato che una combinazione di terapie mirate e immunoterapia, senza l’uso della chemioterapia, può offrire risultati migliori e più sicurezza rispetto ai trattamenti tradizionaliDal più importante congresso internazionale di ematologia, l’ASH (American Society of Hematology), arrivano notizie molto incoraggianti per le persone con leucemia linfoblastica acuta Philadelphia positiva (LLA Ph+).
Uno studio italiano coordinato dal gruppo GIMEMA ha dimostrato che una combinazione di terapie mirate e immunoterapia, senza l’uso della chemioterapia, può offrire risultati migliori e più sicurezza rispetto ai trattamenti tradizionali
Lo studio in breve
Lo studio, chiamato GIMEMA ALL2820, ha confrontato due diverse strategie di trattamento in adulti con LLA Ph+ appena diagnosticata:
Approccio innovativo (senza chemioterapia)
ponatinib (farmaco mirato) + blinatumomab (immunoterapia)Approccio tradizionale
imatinib (farmaco mirato) + chemioterapia
Hanno partecipato 236 pazienti seguiti in numerosi centri italiani
Risultati chiave: perché questa ricerca è importante
I dati presentati mostrano chiaramente che l’approccio senza chemioterapia è più efficace.
Più pazienti con remissione completa: il 94% dei pazienti trattati con ponatinib + blinatumomab ha raggiunto la remissione, contro il 79% del gruppo trattato con chemioterapia.
Più pazienti con malattia minima residua negativa (cioè leucemia non rilevabile): raggiunta dopo alcuni mesi dal 70–80% dei pazienti nel gruppo senza chemioterapia, contro circa il 53% nel gruppo trattato con un approccio tradizionale.
Migliore sopravvivenza libera da eventi negativi: dopo 18 mesi, 9 pazienti su 10 nel gruppo senza chemioterapia erano liberi da recidive o complicanze importanti, rispetto a circa 7 su 10 nel gruppo di controllo
Cosa significa tutto questo per i pazienti?
Questi risultati suggeriscono che in futuro:
si potrà evitare la chemioterapia in molti pazienti con LLA Ph+, riducendo effetti collaterali e tossicità;
le terapie saranno più mirate, agendo direttamente sulle cellule leucemiche;
la qualità di vita potrebbe migliorare, soprattutto per i pazienti più anziani o fragili;
le possibilità di controllo duraturo della malattia aumentano.
Secondo i ricercatori, questa strategia potrebbe diventare il nuovo standard di trattamento per la LLA Ph+ negli adulti.