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La storia di Sebastiano, Paziente

È difficile se non impossibile descrivere le sensazioni che si provano quando ti dicono che hai un cancro.

Quando in quella stanza sovraffollata da medici, seduto davanti ad una scrivania, il 25 novembre 2015 mi è stato detto che avevo la Leucemia, ho visto tutta la vita, presente e futura, passarmi davanti. Avevo 16 anni.

Sarei dovuto andare a fare il quarto anno delle superiori negli Stati Uniti e non avrei potuto; gareggiavo nel campionato d’eccellenza della mia categoria e non avrei più giocato a pallacanestro; stavo frequentando il terzo anno e probabilmente non sarei più potuto andare a scuola.

Nel mio caso, la chiave di volta è stata la velocità con la quale ho metabolizzato la notizia. Era una sfida, una partita, una finale che la vita mi aveva posto davanti e nella quale, andando per esclusione, l’unica soluzione possibile era vincere. Sono stato costretto a farcela!

Sono quelle cose che non ti aspetti, che pensi non possano mai capitare a te, ma che d'altronde a qualcuno devono pur capitare, e questo qualcuno deve essere pronto a reagire. E Sebastiano lo era.

Ho iniziato a pensare come se nulla fosse accaduto, ho sempre continuato ad essere io quello che faceva battute, che scherzava e prendeva in giro gli amici.

I day hospital per le chemio avevano sostituito la scuola nella routine, ma non per questo avevano cambiato la mia mentalità.

Non ho mai visto la Leucemia come un’interruzione della mia esistenza, ma anzi, come una fonte di ricchezza dalla quale ho estratto ogni briciola di positività che c’era da tirare fuori.

Aver avuto il cancro è stato una valida alternativa all’esperienza negli Stati Uniti, al giocare il campionato eccellenza di basket e al continuare il mio percorso di studi “senza pensieri”, anche se quest’ultimo è proseguito contemporaneamente alle terapie.

Il cancro mi ha insegnato ad apprezzare di più ogni singolo elemento della vita, a distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo o tempo perso.

Mi ha insegnato ad arrabbiarmi molto meno e a non lamentarmi. Nel mondo che vorrei mi piacerebbe che non servisse una simile esperienza per imparare queste cose.

Da agosto 2016 a novembre 2017, mentre facevo le terapie meno invasive, ho viaggiato molto, ho giocato una finale scudetto di categoria e ho ricominciato ad andare a scuola. In pochi sapevano che ero ancora sotto chemioterapia, il resto delle persone neanche se ne accorgeva.

Il 25 novembre 2017, due anni esatti dopo la diagnosi, ho preso quelle che spero siano state le ultime pastiglie di chemioterapia della mia vita. La parola “guarito” non è ancora stata usata ma sono a buon punto. E nel caso perdessi il senso dell’orientamento, so che mi basterebbe leggere la storia di Sebastiano per ritrovare la retta via.

Oggi sono passati due anni e 4 mesi e la mia vita è infinite volte più bella rispetto a prima della malattia. Con la differenza fondamentale che, grazie al cancro, ho imparato come va vissuta.

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