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Linfoma di Hodgkin si guarisce: coraggio e costanza


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Cari,

se vi ritrovate a leggere questa lettera vuol dire che state vivendo un problema identico o simile a quello che anche a me la vita mi ha recentemente riservato. Ci terrei a condividere sin da subito con voi questo pensiero: dei problemi ce ne si occupa e non preoccupa. Non ho la presunzione di definire quello che vi sto per suggerire come la ricetta infallibile o migliore di altre, ma credo che sia semplicemente uno spunto di riflessione, un consiglio, un atteggiamento, che nel mio caso è servito a mantenermi lucido e freddo rispetto a quello che mi stava capitando.

Non so quanto sia utile testimoniare nei dettagli come ho scoperto di essermi ammalato: quando, dove, come, con chi, cosa ho provato e dovuto affrontare. Lo affronterete anche voi, a vostro modo, con i tempi che a prescindere da tutto, impone la situazione. Vi dico solo che quando mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin avevo 29 anni, mi ero sposato 9 mesi prima e stavo dedicando la vita a mia moglie, alla famiglia, alla montagna, allo sport e al lavoro. Dico questo perché da alpinista, prima di una nuova montagna da scalare, spesso mi concedevo di leggere una relazione scritta da qualcuno salito prima di me oppure mi permettevo di farmi raccontare l’esperienza da altri che vi erano già stati.

Avevo sempre un’infarinatura vaga e spesso confusa, ogni tanto utile, in effetti, ma spesso e volentieri la descrizione era fuorviante, pessimista o scritta/raccontata in modo peggiorativo o migliorativo rispetto alla realtà di quello che poi affrontavo in concreto. Da quel momento ho smesso di indagare troppo. Oggi vedo a grande linee la via e poi me la vivo, a modo mio. Con la malattia è uguale. I dottori vi diranno a grandi linee, senza entrare nei dettagli, cosa dovete fare. Ognuno vi dirà la sua. Sentite più pareri, così da capire subito chi è più “sul pezzo” ed affidatevi sempre e solo a lui, per non sentire più campane che altrimenti vi confonderanno. Fatelo e basta, senza troppe domande. Fatelo con uno spirito combattivo ed entusiasta.

Non confrontatevi troppo con chi ha lo stesso problema perché siamo tutti diversi, c’è chi ha avuto una cosa e invece chi non l’ha avuta, potreste spaventarvi per niente oppure pensare di non dover fare o vivere una cosa, che invece avreste dovuto. Non pensate con troppo anticipo alle tappe che dovrete affrontare, perché maturerete solo una dannosa ansia ed angoscia. Pensate alle cose che dovrete fare solo quando sarà il vero momento di farle. I momenti duri che vivrete, un giorno ve li ricorderete con orgoglio e fierezza perché quello che voi pensate essere una disgrazia è semplicemente un accadimento che la vita ci ha presentato, che va gestito al meglio, come si gestisce al meglio ogni cosa.

Un’amica scrittrice, sapendo della mia malattia, un giorno mi scrisse: “il Signore offre le disgrazie a chi le sa affrontare”. Sappiate sin da subito, dunque, che quello che vi sta capitando lo saprete affrontare. Non rimuginate nel pensiero di cosa vi sta succedendo e che ambienti state frequentando perché è quello che è e basta e va fatto quello che bisogna fare. Presto il martirio finirà e tornerete alla vita di prima. Vi sembrerà lunghissima e senza fine ma in poco più di un batter d’occhio avrete finito e sarà acqua passata. Spesso durante le terapie incontravo altri malati, tristi, pensierosi, pessimisti, che ci tenevano a dirti cosa gli passava per la testa in quel momento. Non fatevi condizionare ma anzi sorridete e tranquillizzateli ed aiutateli. Sarete per loro di ispirazione e voi raccoglierete la gioia che rimane dopo avere aiutato qualcuno.

Non aspettatevi troppo dagli altri. Quando i vostri conoscenti, colleghi, amici, famigliari sapranno della malattia, ognuno in base al proprio stile o modo di essere reagirà e deciderà cosa fare o cosa dire. Anzi, non aspettatevi niente. Alcuni non vi chiameranno mai e non vi chiederanno mai come stai o come sta andando. Altri vi verranno a trovare pochissimo. Anche persone di cui proprio non avresti dubitato. Non giudicatele e non pensateci. Dopo tutto, anche noi magari con qualcuno altro che si è ammalato non abbiamo mai fatto abbastanza. Se volete della compagnia, chiedetela e non datela per scontata. Ognuno ha il suo stile, bello o brutto che sia, non preoccupatevi perché chi vi ama e vi vuole bene veramente vi starà accanto e vi sosterrà in ogni istante in cui traballerete o avrete bisogno.

Per concludere, vi scongiuro, abbiate coraggio ma abbiatelo con costanza e al più presto vi libererete di questa cosa. Dal linfoma di Hodgkin si guarisce, è accaduto a migliaia di persone. Io che scrivo sono una testimonianza. I medici ogni giorno dichiarano guarito qualcuno che come noi si era trovato in questa situazione. Coraggio e costanza, la fine della malattia è prossima. Il ritorno alla vita di prima senza questo fardello sulle spalle è vicino. La vita è come un cammino. Tutti i giorni, si incontra un sasso sulla propria strada che ostruisce il passaggio e bisogna metterlo nello zaino per andare avanti. Questo è bello grosso, pesante, ma voi andrete avanti lo stesso. Avanti tutta! Presto arriverà il momento in cui tirerete fuori dal vostro zaino questo macigno per buttarlo dove si merita e sereni potrete proseguire il vostro cammino. Vi abbraccio.

Sebastiano

 

 

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