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Lotta contro il cancro - La storia di Loris

 


lotta contro il cancro

Ho deciso di dedicare al ricordo di mia madre la mia passione più grande: lo sport. Oggi corro in tutta Italia visitando i reparti e le sezioni AIL, per dire ai pazienti che non devono mai arrendersi, perché non sono mai soli ad affrontare la lotta contro il cancro. 

Mia mamma si è ammalata di leucemia 8 anni fa, ha lottato fino all’ultimo ma ha perso la sua battaglia contro il male. Durante il suo percorso è stata assistita al meglio dai volontari della sezione AIL di Rimini, che hanno portato la luce anche in un percorso così buio.

Per questo, dopo la sua scomparsa, io e miei fratelli abbiamo deciso di impegnarci per i pazienti. Loro hanno iniziato subito a donare il sangue, perché mia mamma aveva bisogno di trasfusioni continue per via della malattia. Io ho deciso di dedicare al ricordo di mia madre la mia passione più grande: lo sport.

Corro da 35 anni, praticamente da sempre, e sono un ultramaratoneta, percorro cioè delle distanze di 200 km. Così nel 2014 ho deciso di dar vita al progetto "Correre per sperare": assieme ad altri atleti sono andato correndo da Rimini fino a San Giovanni Rotondo in 6 giorni, facendo tappa nelle sezioni AIL lungo la costa Adriatica e visitando i reparti per portare un messaggio di speranza ai pazienti. I malati sono in gara contro se stessi, esattamente come me, combattono con tutte le loro forze per arrivare al traguardo e vincere la lotta contro il cancro. Per questo ho portato loro un messaggio positivo, il sorriso e l’energia che solo lo sport può dare.

Il viaggio doveva essere solo uno, ma oggi siamo alla quarta edizione di "Correre per Sperare" e per percorrere sempre più chilometri abbiamo deciso di coprire le distanze metà di corsa e metà in bici. Abbiamo visitato numerosi reparti e anche molti ex pazienti hanno aderito all’iniziativa, per dimostrare come lo sport possa portare ad una rinascita dopo la malattia. 

Incontrare tante persone del mondo AIL ha ulteriormente rafforzato la mia fiducia nell’Associazione e nel suo impegno a favore di chi lotta contro un tumore del sangue. Avevo avuto contatti diretti solo con la sezione di Rimini, la mia città, ma ora possa dire che in tutta Italia AIL fa delle cose meravigliose.

Mi ricordo ad esempio che all’ospedale di Trieste ho visto una bellissima stanza per la degenza, allestita grazie al supporto dell’AIL locale. Aveva delle vetrate enormi che davano sulle montagne e sembrava quasi di poterle toccare. Immaginate cosa significa per un paziente, che spesso non può uscire all’aria aperta per mesi, poter guardare un panorama del genere.

Queste sono le piccole grandi cose che rendono AIL speciale.

 

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Questa è la storia di Zeno. Il racconto di un amore capace di superare tutti gli ostacoli, anche la leucemia. Sostieni AIL #MaiPiùSogniSpezzati

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