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INDIVIDUARE NUOVE ALTERAZIONI GENETICHE PER PERCORSI DI CURA SEMPRE PIÙ EFFICACI


Alessandro Maria Vannucchi AIL

Oggi possiamo dire che alla base di quasi ogni malattia ematologica c’è una o più alterazioni genetiche. Individuarle significa non solo contribuire ad aumentare le conoscenze che possano portare a identificare nuove alterazioni legate al cancro ma anche calibrare le terapie in base ai marcatori genetici della singola persona.

Per questo nel 2017 il GIMEMA, anche grazie ai fondi raccolti da AIL con il 5x1000 alla ricerca scientifica, ha avviato il progetto NGS, Next Generation Sequencing, utilizzando una tecnica che consente di identificare, in un tempo limitato, tutte le alterazioni genetiche presenti nelle cellule.

Per capire le potenzialità e le applicazioni di questa metodologia, abbiamo intervistato il coordinatore del progetto NGS del GIMEMA, Alessandro Maria Vannucchi, Professore di Ematologia e Responsabile del CRIMM, Centro Ricerca e Innovazione delle Malattie Mieloproliferative AOU Careggi, Università di Firenze.

Perché l’NGS è importante in ambito ematologico, in particolare per la diagnosi clinica e la successiva elaborazione di terapie personalizzate?

Siamo in grado di affermare che la maggioranza delle malattie ematologiche è correlata ad una o più alterazioni genetiche, che non sono ereditarie e che per alcune malattie servono da veri e propri marcatori ovvero indicatori della patologia stessa. L’NGS è una metodica che ha grandi potenzialità nell’individuazione di queste alterazioni, proprio per la sua capacità di analisi del genoma dell’individuo che è molto più ampia e sensibile rispetto alle metodiche tradizionali.

Per alcune patologie ematologiche, come abbiamo detto, ci troviamo di fronte ad un intero pannello di mutazioni, che coinvolgono cioè più geni allo stesso tempo ed è proprio nell’approccio terapeutico a queste patologie che l’NGS ha un ruolo fondamentale.

Faccio degli esempi: nei pazienti con Mielofibrosi alcune mutazioni, presenti in circa il 30-40% dei soggetti fino dalla diagnosi di malattia, sono indicative di una prognosi meno favorevole e rappresentano quindi una potenziale indicazione al trapianto. Oppure nei pazienti con Leucemia Mieloide Acuta che abbiano raggiunto una risposta con la terapia convenzionale, esiste un set di mutazioni geniche la cui individuazione, tramite NGS, influenza la direzione delle cure nella fase successiva.

Ma ci sono anche delle limitazioni per la NGS di cui si deve tenere conto. Non sempre conosciamo con certezza il singolo il gene mutato responsabile della malattia ematologica, per di più non tutte le alterazioni sono sicuramente dannose per la cellula. Possiamo quindi trovarci di fronte ad alterazioni difficili da interpretare, che non sono con certezza correlate alla patologia.

Qual è l’obiettivo di questo progetto GIMEMA?

L’obiettivo è ambizioso ed è quello di mettere in rete un certo numero di laboratori di diagnostica ematologica sul territorio nazionale che abbiano determinati livelli di esperienza ed elevati livelli qualitativi, per sviluppare uno standard condiviso di valutazione molecolare per le principali patologie ematologiche neoplastiche, utilizzando la metodologia dell’NGS.

Come abbiamo detto l’NGS ha potenzialità infinite ma soffre anche di alcune problematiche, come la difficoltà ad interpretare certe varianti nella sequenza genica normale dell’individuo, la possibilità di falsi positivi, la difficoltà ad analizzare alcune regioni “difficili” di alcuni geni importanti. Per queste ed altre ragioni, standardizzare la metodologia della NGS mettendo in collegamento diversi laboratori è fondamentale per accrescere l’affidabilità dei risultati e ottenere nuove informazioni sulle malattie.

Le patologie su cui ci stiamo concentrati in questa fase del progetto sono la Leucemia Mieloide Acuta, la Leucemia Mieloide Cronica, le Neoplasie Mieloproliferative croniche Philadelphia-negative e le Sindromi Mielodisplastiche.

La standardizzazione della metodologia non è l’unico fattore di cui tener conto quando si parla di NGS. È così?

L’approccio diagnostico in NGS è altamente tecnologica e quindi molto complesso oltre che costoso, quindi deve essere utilizzate solo in quelle condizioni in cui vi è una dimostrata evidenza di utilità. Non è certamente indicata per tutti i pazienti, tutte le patologie o in tutti gli stadi della malattia. In parallelo con il progetto di standardizzazione è stata quindi avviata una riflessione e una condivisione tra gli ematologi clinici e di laboratorio per identificare il setting di malati più idoneo nei quali utilizzare questo nuovo metodo.

La NGS richiede piattaforme tecnologiche costose ed in continua evoluzione, ma anche e soprattutto personale altamente qualificato per sequenziare i geni e interpretare correttamente i risultati; per questo un obiettivo altrettanto importante del progetto GIMEMA è la formazione di biologi, biotecnologici, bioinformatici e medici esperti.

Il progetto è molto promettente ma ancora lungo ed è per questo che bisogna continuare ad investire in ricerca per arrivare allo sviluppo di nuove possibilità di cura nei tumori del sangue.

 

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