Trapianto di cellule staminali: le fibre contano
Quando si parla di alimentazione, le fibre vengono spesso nominate in modo generico. E in un momento delicato come il trapianto allogenico di cellule staminali, possono addirittura essere viste come qualcosa da limitare, per “non irritare l’intestino”. Ma uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology (ASH) suggerisce che non tutte le fibre sono uguali e che alcune potrebbero avere un ruolo molto più importante di quanto si pensasse.
UNA DOMANDA NUOVA DALLA RICERCA
Uno studio presentato all’ultimo congresso dell’American Society of Hematology (ASH) ha provato a rispondere a una domanda semplice ma cruciale: “ciò che mangiamo prima del trapianto può influenzare come andrà dopo?”
Per farlo, i ricercatori hanno osservato 173 pazienti sottoposti a trapianto allogenico, analizzando la loro alimentazione nei giorni immediatamente precedenti alla procedura, con particolare attenzione all’assunzione di fibre alimentari.
COSA È EMERSO?
I risultati hanno mostrato che i pazienti che assumevano più fibre prima del trapianto avevano:
una sopravvivenza migliore nel tempo;
una minore probabilità di sviluppare la GVHD acuta, una delle complicanze più temute del trapianto.
Non si tratta quindi di un dettaglio nutrizionale, ma di un possibile fattore che contribuisce all’esito del trattamento.
IL RUOLO DELL’INTESTINO: UN ALLEATO SPESSO SOTTOVALUTATO
Lo studio suggerisce che il beneficio delle fibre passi attraverso l’intestino.
Alcuni tipi di fibre favoriscono la crescita di batteri “amici” che producono sostanze utili per:
ridurre l’infiammazione;
proteggere la mucosa intestinale;
modulare la risposta del sistema immunitario.
Un intestino più “in equilibrio” potrebbe quindi essere più resistente allo stress del trapianto e meno incline a sviluppare complicanze.
VA BENE QUALSIASI TIPO DI FIBRE?
Non tutte le fibre funzionano allo stesso modo. In questo studio, i benefici erano legati in particolare alla cellulosa, una fibra presente soprattutto in alimenti di origine vegetale, come:
· cereali, soprattutto quelli integrali, e crusca
· frutta, sia fresca che secca (soprattutto se con la buccia)
· verdura a foglia verde (come spinaci, bietola, radicchio e lattuga)
· verdura a gambi o foglie coriacee (come finocchio e sedano)
· radici (come carote, soprattutto crude, e barbabietole)
· legumi
Questo non significa che esista una “dieta fai-da-te” da seguire, ma che la qualità delle fibre potrebbe diventare un aspetto rilevante da studiare e personalizzare.
COSA SIGNIFICA PER I PAZIENTI DI OGGI E DI DOMANI?
Oggi, queste informazioni non cambiano le indicazioni pratiche, che devono sempre essere definite dal team curante, soprattutto in vista di un trapianto.
Domani, però, questi dati potrebbero:
aprire la strada a strategie nutrizionali mirate nella fase pre-trapianto;
aiutare i medici a integrare l’alimentazione nel percorso di cura;
offrire ai pazienti nuove opportunità per supportare il trattamento, accanto alle terapie mediche.
In altre parole, anche ciò che sembra “solo cibo” potrebbe diventare parte della medicina del futuro.
Fonte: Paredes J, et al. Abstract n. 5869 – Presentato al 67° Congresso Annuale ASH tenutosi il 6-9 dicembre 2025 a Orlando, Florida (USA).